Caro Di Maio, ‘ccà nisciuno è fesso

C’è un’intervista spettacolare oggi sul Fatto quotidiano ed è di Luigi Di Maio, ex capo del M5s nonché attuale ministro degli Esteri dell’italico governo Beppe Conte (informazioni ridondanti per ricordarci fino allo sfinimento in che mani siamo). Ci sono vari passaggi stupefacenti, alcuni denotano la totale mancanza di senso del ridicolo, che pure è una delle cose che nel dibattito pubblico occorrerebbe mantenere. 

Pd e M5s vanno separati in 5 regioni su 6, Conte ha cercato l’accordo nelle Marche e in Puglia e i grillini autoctoni gli hanno risposto picche ma – assicura autorevolmente Di Maio – “io ho lavorato sul mio territorio ed è arrivata un’intesa a Pomigliano d’Arco”. Laddove si capisce bene che Pomigliano d’Arco assume oggi la stessa importanza geo-strategica che un tempo fu di Rignano sull’Arno. Ma questo, se volete, è cazzeggio per noialtri anarchici di destra che fatichiamo a prendere sul serio Di Maio e i sui accoliti, nonostante molto seriamente egli sia il rappresentante dell’Italia all’estero (non solo a Pomigliano d’Arco). 

Verso la fine dell’intervista c’è un altro passaggio che ho sottolineato. Domanda dell’intervistatore: “Crimi ha detto che su Bibbiano e i dem forse avevate esagerato. La frase ‘il Pd è il partito di Bibiano’ è sua, Di Di Maio”. Risponde Di Maio: “Non voglio pensare al passato, ma al futuro. La gente non si preoccupa di queste cose, bensì della situazione economica”. 

Allora: sul “partito di Bibbiano” lo stesso Di Maio era stato definitivo. Mai con il Pd, mai appunto con “il partito di Bibbiano”. Da un anno però il M5s con il Pd ci governa e ora vorrebbero pure fare alleanze in vista delle comunali del 2021 (le elezioni regionali ormai sono andate). 

Come si capirà, la politica fatta così non ha alcun senso

Che politici, leader di partito facciano costantemente ricorso alla retorica per imbonire il pubblico è un conto, così come rientra tra le regole del gioco fare promesse difficili da mantenere (sta anche all’opinione pubblica, entro certi limiti, non farsi fregare dai pifferai). Qui però il punto è che il M5s ha preso quel 32 e passa per cento, che Di Maio stesso ricorda nell’intervista, sulla base di una presunta diversità antropologica. Non sto dicendo che avessero ragione i grillini nel vantare una superiorità morale che non c’era e non c’è. Ma non si può non tenerne conto quando oggi, pur di cercare aiuti per la riconferma di Virginia Raggi a Roma, il M5s fa le piroette su Bibbiano pensando di cavarsela in un paio di righe. Tenuto conto che l’inchiesta riguardante i fatti di Bibbiano, di cui mi sono occupato nei mesi scorsi, è seria e non merita di finire in pasto né agli sciacalli né ai minimizzatori. 

Gli sciacalli però dovrebbero quantomeno avere il buon gusto di pensare – e lo diciamo in modo che Di Maio possa comprendere – che “‘ccà nisciuno è fesso”. A parte qualche autorevole dirigente del Pd.