Il professore, l’avvocato e il dopo Covid

Le misure dure contro il Covid scelte dal governo sono giuste, per ora, scrive Paolo Ermini. Ma al dopo chi ci pensa? E come?

di Paolo Ermini

L’editoriale di Francesco Giavazzi pubblicato stamani sul Corriere della Sera vale il prezzo di tutto il giornale. Merce rara. Ma con un duplice effetto: da una parte fa capire quale potrebbe essere la rotta per fare uscire l’Italia dalla crisi, dall’altra ti gela perché fa capire che l’Italia sta imboccando la strada opposta. In sintesi Giavazzi sostiene che il Recovery Fund dovrebbe essere destinato soprattutto alle imprese innovative, capaci di creare lavoro, ricchezza, sviluppo. Dando quindi una grande spinta all’imprenditoria privata chiamata a fare da guida alla ripresa. Una politica che per il nostro Paese non sarebbe una novità assoluta: il professore cita Ciampi, Andreatta, Draghi e Prodi che dettero una svolta grazie alle privatizzazioni. Mentre adesso si sta realizzando il processo inverso: lo Stato si riprende l’economia con la Cassa Depositi e Prestiti, al servizio della politica, al centro dei giochi.

La conclusione è drastica: l’avvocato Conte niente sa di imprese e politica industriale. E quindi mai potrebbe portare il Paese sulla rotta giusta.

Verrebbe da dire: allora chiamiamo Draghi o Prodi. Non succederà, e quella di Giavazzi si rivelerà come un’altra delle sue “prediche inutili”. Ma tutti possono vedere in che condizioni versa l’Italia al di là dell’emergenza sanitaria.

L’attuale governo sta gestendo la lotta contro la pandemia con il necessario rigore. E gli italiani secondo i sondaggi sono d’accordo. Ma dopo? Nessuno ha capito quali siano i progetti del governo, in che cosa si pensi di investire e a vantaggio di quali settori. Spaventa l’idea che entrino nella partita i progetti fermi nei cassetti dei vari ministeri: chi li ha preparati e con quali criteri. E poi chi deciderà? Non ha certo torto Renzi quando boccia l’ipotesi di una nuova task force di manager nominati da Palazzo Chigi e rivendica un impegno diretto del governo. Le task force sono quasi sempre il paravento di chi non sa decidere.

Infine: quale sarà il ruolo delle Regioni nell’impiego dei fondi europei.

Se invece di perseguire un disegno omogeneo e coerente si disperderà il piano in venti rivoli sotto l’egida dei poteri periferici si perderà una grande occasione. Il presidente della Toscana Giani in una intervista a Repubblica oggi ci parla di come il suo governo vorrebbe impegnare il tesoro di 15-18 miliardi che è in arrivo alla Regione: infrastrutture, ambiente, digitalizzazione. Per le imprese un accenno a un fondo regionale di garanzia con voucher per 180 milioni di euro. E proprio alla fine Giani prenota 50-70 milioni di euro per rendere gratis i nidi. Una misura socialmente molto utile ma il Recovery Fund dovrebbe servire a trasformare il Paese, a costruire un’Italia diversa, in grado di garantire un futuro alle nuove generazioni.

Quanti politici dunque si troveranno d’accordo con Francesco Giavazzi?