L'Udeur rischia di finire come il M5s

Dibba afferma che il M5s farà la fine di Mastella. Gli garberebbe. Per i Cinque stelle è vero quello che diceva Flaiano sugli aspiranti rivoluzionari

Il M5s – dice il descamisado Alessandro Di Battista, quello sempre pronto a salire sul palco con un casco di motorino in mano e arringare la folla – rischia di diventare 

“un partito come l’Udeur, buono forse più per la gestione di poltrone e di carriere”. 

È finita, da tempo, l’epoca dello streaming, dei ceffoni (politici) in faccia a Bersani, del filmare tutto- filmare tutti, come annunciava Laura Castelli, dei consigli comunali in diretta Facebook, come faceva Alfonso Bonafede quando era ancora a Firenze a fare l’attivista dei meetup. 

È finita l’epoca delle richieste di impeachment a Mattarella, dei rendiconti, degli scontrini. Il M5s voleva aprire il parlamento come una scatoletta di tonno, alla fine è diventato il tonno e i suoi parlamentari hanno iniziato a cannibalizzarsi. 

Ma in questa torsione radicale sui valori non negoziabili, cominciata il giorno in cui il M5s si è alleato con la Lega, dopo aver gridato mai con la Lega, e proseguita il giorno in cui si è alleato con il Pd, dopo aver gridato mai con il partito di Bibbiano, non c’è alcuna autenticità. 

Non hanno cambiato idea sui gilet gialli, su Bibbiano, anche perché per cambiare idea bisogna averne una

Il M5s ha campato politicamente per dieci anni costruendo una narrazione violentissima contro le istituzioni, distribuendo patenti di immoralità e moralità agli altri. Una volta arrivato al potere, gli è piaciuto e adesso non sa più come fare a scendere dalla barca, nel caso di Di Maio anche in senso letterale (foto La Nuova Sardegna).  

Mi capita di pensare che ai vertici delle istituzioni (parlamentari e non) un giorno forse non ci saranno più le Paola Taverna o i Carlo Sibilia, che oggi più furbescamente di Davide Barillari hanno smesso di parlare di vaccini o di allunaggio, facendo credere a tutti di aver smesso di ruttare. 

Tuttavia resteranno le scorie prodotte da oltre dieci anni di grillismo, la cui parabola assomiglia a quella descritta una volta da Ennio Flaiano: “Siamo un popolo di rivoluzionari. Ma vogliamo fare le barricate con i mobili degli altri”. 

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