Ma dove vuole andare il centrodestra con i Bagnai fra i piedi?

Forse si apre finalmente una discussione seria nel centrodestra italiano, rimasto fin qui colonizzato dall’egemonia del populismo sovranista. Ma quanta agibilità politica hanno i superstiti liberali?

Forse si apre finalmente una discussione seria nel centrodestra italiano, rimasto fin qui colonizzato dall’egemonia del populismo sovranista. Da giorni la componente liberale (superstite, invero) si sta ponendo qualche domanda sul futuro della coalizione (ma verrebbe da dire dell’area politico-culturale) per non morire salviniani. Citofonare Mara Carfagna, ma non solo. 

Questa discussione peraltro non sembra essere soltanto appannaggio del berlusconismo ma pure della stessa Lega, dove è appena iniziato un dibattito interessante, seppur sotto traccia, grazie all’attivismo di Giancarlo Giorgetti, responsabile Esteri del Carroccio. 

Nessun fratricidio, naturalmente: la Lega è l’ultimo partito leninista rimasto in Italia e quindi non c’è spazio per duelli rusticani come quelli del Pd. Non mi aspetto infatti che Luca Zaia, fresco del suo 75 per cento alle elezioni regionali, affronti Salvini con il coltello fra i denti. Non è nel suo stile di garbato democristiano, rispettoso dei rapporti di potere e del galateo di partito. Ma alcune cose, qua e là, colpiscono. Certo, i dualismi nella Lega ci sono sempre stati. Dopo quello Maroni-Bossi, poi Maroni-Salvini, ora c’è quello Salvini-Zaia. E chissà se ce ne sarà mai uno Salvini-Giorgetti.

 Ma a proposito di quel che sta accadendo dentro la Lega, è interessante leggere le parole di Massimo Sensini, presidente di Federsanità veneta, tessera leghista dal 1993 (ma non la rinnoverà), sindaco di Fossalta di Piave per 10 anni:

“Per me Salvini sbaglia, l’immigrazione è un sotto-problema. Il primo vero problema, la madre di tutte le battaglie come dice Luca Zaia, è l’autonomia. Quando avremo ottenuto quella, sarà naturale risolvere gli altri problemi”,

ha detto in un’intervista al Fatto quotidiano

È raro che esponenti leghisti, così significativi sul piano locale, critichino il segretario leghista per i suoi abbagli. L’attenzione ansiogena per l’immigrazione è probabilmente uno di questi. Non è l’unico. C’è anche la scelta della collocazione europea. Un partito che ha deciso di sedersi nell’Europarlamento insieme a Marine Le Pen non può avere ambizioni maggioritarie. Per questo c’è chi vorrebbe abbandonare l’estrema destra francese (e tedesca) per virare verso il Ppe. Giorgetti sarebbe di questo orientamento. 

I motivi sono vari e d’altronde la competizione con Giorgia Meloni è ormai serrata e viene da chiedersi quanto ci sia spazio per due partiti che guardano, seppur in maniera diversa, al sovranismo (la Lega con sostanziale connotazione populista).

La sfida dei liberali (ma quanti sono davvero? Quanto incidono? Quale agibilità politica hanno?) è quella di riuscire a spostare il baricentro del centrodestra, attualmente spostato molto verso destra.

Certo, la questione sembra essere molto complicata, come si capisce dagli insulti del senatore leghista Alberto Bagnai, una delle menti economiche di Salvini, contro la parlamentare di Forza Italia Annagrazia Calabria

Ma con questo tipo di dirigenti (mi riferisco a Bagnai, capace come pochi di intossicare il dibattito pubblico), come può pensare il centrodestra di vincere qualcosa?


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