Se Draghi rischia il logoramento

"È dura pensare che Draghi potrebbe tranquillamente passare un altro anno alla guida del governo dopo l’elezione di un nuovo Presidente della Repubblica", scrive Paolo Ermini

Ha scritto David Allegranti nella sua newsletter su «Il Machiavello»: con Mario Draghi a Palazzo Chigi ci è andata di lusso, meglio lasciarlo lì dov’è, considerando che il coronavirus non è ancora vinto e che dopo avere incassato i fondi europei del Pnrr c’è da portare a termine l’impresa più difficile: spenderli per far ripartire l’economia e, insieme, cambiare l’Italia. Il ragionamento non fa una piega: pochi in questi mesi non hanno apprezzato il presidente del Consiglio, la sua impermeabilità a ogni tentativo di far prevalere motivi di propaganda sulle necessità del Paese. E pochi sarebbero contenti di vederlo volare sul Colle del Quirinale lasciando a metà l’opera di ricostruzione alla quale fu chiamato dal Presidente Mattarella nel febbraio scorso. Però...

Però è dura pensare che Draghi potrebbe tranquillamente passare un altro anno alla guida del governo dopo l’elezione di un nuovo Presidente della Repubblica, approdando senza scossoni alla fine della legislatura nel novembre del 2023. È dura pensarlo per due ragioni: il Governo Draghi ha ricevuto la fiducia del Parlamento, ma la fonte primaria della sua legittimità sta nella figura dell’attuale Capo dello Stato che lo investì del ruolo «motu proprio», dopo lo strappo di Renzi che disarcionò Giuseppe Conte e l’incapacità di formare una maggioranza sostituendo Italia Viva con una manciata di parlamentari sparsi. Il cambio della guardia al Quirinale potrebbe costituire di per sé un indebolimento di Draghi. Ma qui veniamo al secondo ostacolo: riuscirebbe ancora il presidente del Consiglio a controllare efficacemente le spinte e le controspinte dei partiti, sempre più attenti al consenso in vista del voto popolare?

Non rischieremmo insomma di avere un Draghi più debole a Palazzo Chigi, con un possibile presidente della Repubblica non più vincolato da un patto con lui e, probabilmente, scelto per un profilo non troppo marcato per mettere d’accordo tutti i leader di partito?

Siccome però non è pensabile che Draghi possa andare al Quirinale e continuare a fare il capo del governo, con una controfigura a Palazzo Chigi, non sarebbe meglio che l’elezione di Draghi coincidesse con le elezioni anticipate? Dal Colle l’attuale presidente del Consiglio potrebbe fare ancora da garante con l’Ue assicurando che il nuovo governo continui a rispettare gli impegni che abbiamo sottoscritto. E che ci vincolano, per fortuna. Nessuno, d’altra parte, avrebbe interesse a mandare il Paese a gambe all’aria. Definitivamente. Un quadro che rende meno pericolosa l’idea di tornare alle urne.